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Chicchi di grano

Chicchi di grano

I libri di storia narrano di “grandi uomini” e di grandi eventi; la storia di Domenico racconta alcuni di questi, ma visti dagli occhi e tatuati sulla pelle di un “anonimo” che, malvolentieri partecipa alla “Prima guerra mondiale”, costretto, emigra in America, soffre il fascismo, subisce la “Seconda guerra mondiale”, va avanti con fatica nel dopoguerra.

Domenico è un “chicco di grano”, in quel piatto in cui insieme a tutti gli altri rappresenta la “storia”. “Chicchi di grano” è una storia vera. Domenico, nato nel 1898 e morto nel 1964 vive un periodo storico di profonda e sostanziale trasformazione per l’Italia.

La sua povertà, un po’ imposta e un po’ voluta, lo induce a mettere a frutto tutta la sua fantasia, il suo estro, la sua voglia di vivere per poter rimanere sempre e comunque un buon marito e un responsabile padre, al punto da rappresentare un esempio da imitare per i figli ed i nipoti.

Uno di questi nipoti ne resta così affascinato che, sfruttando i ricordi da bambino, sente il dovere di raccontare di lui.

Tutto parte da un nefasto giorno, il 21 agosto 1962, quando nel sud, con epicentro in Irpinia, si scatena un tremendo terremoto. La famiglia di Domenico si riunisce nel cortile del caseggiato e nell’attesa che il “mostro” si fosse calmato, il nonno racconta della sua vita, delle sue peripezie e delle sue furberie attuate con l’unico scopo di sopravvivere insieme a tutta la sua famiglia.